«Cosi la Parmalat finanziava i politici»
L'ex presidente del gruppo parla di 20 anni
di «contributi e favori»
Tanzi fa trenta nomi. Insieme con molti
banchieri hanno rappresentato la sua personale «fascia di protezione»
MILANO
- Una trentina di nomi. Una lista di politici di destra e
di sinistra, della
prima e della seconda Repubblica che hanno ricevuto finanziamenti più o meno
leciti negli ultimi venti anni. Calisto Tanzi ha snocciolato quei nomi negli
interrogatori segretati e chiusi in cassaforte dai magistrati della procura di
Milano. Il fondatore della Parmalat ha rivelato che quei personaggi, insieme con molti banchieri di altissimo livello, hanno rappresentato
la sua personale «fascia di protezione» che, tessuta con cura negli
anni e costata miliardi, ha garantito al gruppo Parmalat fondi pubblici e un
trattamento di riguardo da parte delle banche. Ai politici indicati i soldi
sarebbero andati sotto forma di finanziamenti diretti oppure indiretti. A
esempio, sponsorizzazioni pubblicitarie a organizzazioni e società amiche. Ai
partiti non venivano fatti mancare anche fondi regolarmente iscritti nei
bilanci della Parmalat.
Con i banchieri probabilmente il sistema era più raffinato e
faceva leva sull’interesse che tutte le banche italiane e straniere avevano di
lavorare con una multinazionale che, come la Parmalat, era in grado di
assicurare profitti notevoli.
Anche nel caso dei banchieri, Tanzi si serviva dei politici per ottenere favori
e un occhio di indulgente riguardo quando i conti della società andavano male.
La lista comprende i nomi di alcuni dei personaggi della scena
politica attuale, ma anche di politici scomparsi. Molti potrebbero
aver ricevuto denaro ritenendolo un finanziamento del tutto regolare, ma altri
potrebbero aver invece incassato vere e proprie tangenti. Gli investigatori
dovranno verificare se ci siano state relazioni dirette tra i fondi ai politici
(per ora nessuno sarebbe già indagato) e i soldi ricevuti dall’azienda
agroalimentare da enti pubblici.
Uno dei politici di cui Tanzi ha parlato è l’ex presidente del
Consiglio Ciriaco De Mita. «Con Calisto Tanzi ho sempre avuto un
rapporto di stima e di amicizia, mai di affari», ha replicato l’ex segretario
Dc il quale ha aggiunto di avere «la coscienza a posto» e di essere
«tranquillo».
Ieri Tanzi è stato interrogato ancora una volta - la terza in tre giorni - dai
pm milanesi Francesco Greco ed Eugenio Fusco. Il suo difensore, l’avvocato
Fabio Belloni, è tornato a chiedere che venga «verificata la compatibilità del
suo stato di salute con il carcere». Per capire quanto la condizione di
depressione possa influire negativamente sui problemi di cuore del suo
assistito (in cella è «a rischio di morte» secondo una perizia della difesa),
Belloni ha chiesto che Tanzi sia sottoposto anche ad accertamenti psichici.
In mattinata, sempre attraverso il legale, l’ex patron della Parmalat ha messo a
disposizione dei magistrati il proprio patrimonio. In una relazione sono stati
inventariati tutti i suoi beni per un valore di 35 milioni. Tra essi, il veliero
d’epoca da 40 metri «Te Vega» (10 milioni), La tenuta toscana di Rimigliano (tra 5 e 6 milioni) e il 40%
delle quote (20 milioni) della società di costruzioni Bonatti.
Sempre ieri, i difensori dell’ex direttore finanziario Fausto Tonna e dell’ex
contabile Luciano Del Soldato hanno chiesto che il troncone milanese
dell’inchiesta, basato sul reato di aggiotaggio, venga trasferito a Parma. Un’iniziativa
che i pm emiliani hanno definito «seria». Ma il pm Greco ribatte: «La competenza
sull’aggiotaggio è nostra».
Paolo Biondani
Giuseppe Guastella
Corriere della sera 29 gennaio 2004