Il
governo interviene nel caso Parmalat
Il ministro
Tremonti convoca per il pomeriggio una riunione del Comitato interministeriale
sul credito e risparmio
Bersani (Ds): "Provvedimento urgente, o sarà un disastro"
Il Financial Times: "Sarà un banco di prova per Berlusconi"
ROMA - Il governo interviene nel caso
Parmalat. Mentre negli uffici della procura di Milano, davanti al pm Francesco
Greco, si svolge l'interrogatorio di Fausto Tonna, ex direttore finanziario del
gruppo di Collecchio ed ex braccio destro del presidente Calisto Tanzi, il
ministro Tremont ha convocato per oggi pomeriggio alle 18.30 una riunione del
Comitato interministeriale sul credito e risparmio (Cicr). Secondo quanto
riferiscono fonti del ministero dell'Economia, l'incontro avrà all'ordine del
giorno proprio lo scandalo su documenti falsi e conti fasulli del bilancio 2002
dell'azienda.
Alla riunione del Cicr parteciperà il governatore della Banca d'Italia Antonio
Fazio. E, come previsto, i ministri dell'Economia Giulio Tremonti, delle
Attività Produttive Antonio Marzano, delle Politiche Agricol, Gianni Alemanno,
delle Infrastrutture Pietro Lunardi e delle Politiche comunitarie Rocco
Buttiglione.
A ribadire la necessità di un intervento urgente del governo nello scandalo
Parmalat è stato stamane Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds, che
nel corso del Consiglio dei ministri ha chiesto di porre un argine alla crisi
del gruppo. "Ribadisco che, superando le lentezze e le incertezze di
questi giorni, il governo deve accelerare con un provvedimento straordinario le
procedure della Prodi bis per dare immediata protezione giuridica all'operatività
dell'azienda. Diversamente - ha concluso Bersani - la crisi Parmalat può
evolvere in un vero disastro".
A sostenere la stessa tesi il Financial Times, che vede nella vicenda Parmalat
un banco di prova per Berlusconi: "Il vero test nell'affare Parmalat è
come risponderanno le autorità italiane", scrive il quotidiano economico
di Londra sottolineando come "le prime reazioni non siano state
incoraggianti: Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, ha concluso un
anno di catastrofiche valutazioni sbagliate con un altro errore quando ha
paventato la possibilità di un salvataggio delle operazioni della
Parmalat".
L'affare Parmalat, afferma ancora il quotidiano, "solleva interrogativi
sull'involuto sistema di controllo finanziario del Paese". I mercati,
sottolinea il Ft, "stanno prezzando i bond governativi italiani in modo
simile a quelli della zona euro, nonostante un alto debito nazionale e finanze
pubbliche più deboli rispetto alla maggiorparte degli altri paesi Ue". Il
punto, spiega il Ft, è che "i mercati chiaramente credono che Eurolandia
salverà i suoi membri. Ma potrebbero sbagliare: se e quando questa supposizione
sarà mai provata, molti investitori sono posizionati per perdere molti
soldi". Gli investitori internazionali, sottolinea il Ft, "guardano
alla Ue come ad una cosa sola e ignorano i rischi dei paesi specifici".
Su quanto Berlusconi ha dichiarato sul caso Parmalat, secondo il quotidiano
finanziario britannico "gli investitori dovrebbero prendere nota della
distinzione che egli ha fatto tra l'industria, che merita di essere preservata,
e la finanza, che non lo merita".
E' proprio qui che, secondo il Ft, "c'è un messaggio molto rilevante per
le agenzie di rating": "compagnie ad alto rischio in paesi ad alto
rischio sono 'junk', e i loro titoli dovrebbero essere prezzati di
conseguenza". Il caso Parmalat, secondo il Ft, "sottolinea
l'insuccesso nella valutazione del rischio" da parte di agenzie di rating,
esperti e investitori.
La Repubblica 23 dicembre 2003