Parmalat Il tramonto del re del latte diviso tra Borsa e politica

L' ultima sfida di Calisto Tanzi per salvare Collecchio

Il ritratto di un manager con molte passioni e interessi
Da De Mita a Cragnotti fino ai flop di tv e calcio, in quarant' anni ha inventato (e ora messo in crisi) un gruppo da 7,5 miliardi

di ETTORE LIVINI

MILANO - Da Gustav Thoeni a Ciriaco De Mita. Da Niki Lauda a Sergio Cragnotti, passando con disinvoltura dal latte alle televisioni, dalle merendine ai villaggi delle Maldive. Sarà forse per il suo Dna democristiano.

Ma la storia di Calisto Tanzi, artefice nel bene e nel male del fenomeno Parmalat, è un paradigma dell'adattabilità dell'imprenditoria italiana: capace di applicare la creatività al business - trasformando il prosciuttificio di famiglia in un impero da 7,5 miliardi di ricavi - ma abile anche a navigare in quell'area grigia tra politica e finanza dove spesso si sono ridisegnati negli ultimi trent' anni i contorni dell'industria nazionale. Al 65enne patron dell'azienda di Collecchio, a dire il vero, non si può certo imputare l'ipocrisia. La patente politica non l'ha mai rinnegata: "Sono storicamente vicino allo Scudo crociato - ha sempre ammesso - un cattolico di centro aperto al sociale". Le relazioni personali non le ha mai nascoste. "Ciriaco De Mita? è un amico". Cosa che qualcuno aveva intuito quando la Parmalat, già sponsor del Real Madrid, ha deciso di farsi pubblicità sulle maglie dell'Avellino o quando ha aperto una fabbrica di pizze a Nusco.

Ma i primissimi anni della sua carriera tra il '60 e l'80 li ha vissuti lontano dalle sirene romane, pensando solo al latte: ha aperto a 22 anni il primo impianto di pastorizzazione sulle rive del Taro. Ha conquistato il mercato del parmense, poi Genova e Firenze con la promozione porta a porta. Infine ha fatto Bingo con l'invenzione del latte nel triangolo di cartone Tetra Pack. La bottega che fatturava 200 milioni nel ' 62 ha così doppiato a metà anni ' 70 la boa dei 100 miliardi di lire di ricavi. E Tanzi ha iniziato ad allargare il suo orizzonte oltre Collecchio: prima scommettendo sullo sport con la sponsorizzazione dello storico slalom parallelo di Thoeni e Ingmar Stenmark e con l'appoggio a Niki Lauda. Poi, attratto dalle sirene romane, allargando il business. Il primo esperimento di "sinergia" con la politica è stata l'esperienza disastrosa di Odeon Tv. Rilevata da Tanzi per fare concorrenza a Berlusconi (anche se De Mita lo convinse nell'87 a trattare con Arcore l'acquisizione di Rete4) e per lanciare una sorta di "Telebontà" a marchio di qualità democristiano. "Dallas e Geiar sono diseducativi - diceva allora Tanzi - la tv deve dare messaggi positivi".

Ma la diversificazione di Collecchio (come accadrà con tutte quelle successive) si è rivelata un fiasco clamoroso. Chiuso con 30 miliardi di perdite e il passaggio di testimone a Florio Fiorini, chiamato con la sua Sasea a fare da "discarica" per molti dei crack dell'epoca. Parmalat però è riuscita a dribblare i guai della tv con la quotazione del ' 90. Ma la lezione non è bastata. E tra un'acquisizione all'estero e l'altra, Tanzi ha continuato a tessere la sua tela lungo il Tevere. è sceso in campo per la privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica al fianco di Saverio Lamiranda, un altro uomo di De Mita. Ma si è sfilato all'ultimo momento quando in campo è sceso Cragnotti. Non sarà questa l'unica occasione (oltre alla coincidenza della crisi attuale) in cui le storie dei due, in teoria concorrenti sul latte, finiranno per incrociarsi: la Itc&P di Tanzi - la società fondata con Capitalia e Fs - ha rilevato negli anni 90 una partecipazione nell'irlandese Cragnotti & Partners, finita nel mirino dell'antitrust e liquidata nel ' 97. Lo stesso Cragnotti, quando è stato in difficoltà, si è salvato cedendo a Tanzi le sue attività nel latte per 765 miliardi con un'operazione finita nel mirino dei giudici: "Secondo me Cragnotti si è intascato 100 miliardi", sintetizzò allora Pierluigi Borghini, capogruppo a Roma del Polo. Un altro punto in comune dei due è il costosissimo hobby del calcio: sull'asse preferenziale Parma-Lazio hanno viaggiato a suon di miliardi decine di giocatori con l'apoteosi del caso Crespo. Una terza liaison è il legame con l'ex-Banca di Roma. Il manager di Collecchio siede nel cda di Capitalia dal 2001, ha l'1,5% del Mediocredito centrale e negli anni 90 conviveva con Via Minghetti anche nella Banca Mediterranea.

Con l'istituto di Cesare Geronzi come socio e grande finanziatore ha vissuto la drammatica diversificazione nel turismo (culminata con il maxi-buco della Parmatour). E i figli di Tanzi (ora defilati), Cragnotti e Geronzi hanno lanciato - assieme ad Alessandro Moggi - la Gea World, che gestisce molti campioni e allenatori della Serie A. In questa ragnatela di interessi incrociati e di fughe dal latte pagate a caro prezzo ha finito per impigliarsi ora proprio il cavalier Tanzi.

La sua Parmalat - dicono a Piazza Affari - è un'ottima industria nel settore latte su cui è stato costruito un misterioso e poco trasparente impero finanziario. In cui miliardi di euro vagano senza tracce tra Collecchio e le isole del Canale, fino a Malta e alle Cayman. I referenti politici del patron di Collecchio oggi contano meno di un tempo. Quelli bancari hanno già le loro gatte da pelare. E il re del latte emiliano è costretto a giocare con poche sponde la partita più importante: quella per tentare di salvare il suo gruppo.

La Repubblica 10 dicembre 2003

 

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