Parmalat
otto arresti in manette manager e contabili
Ordine di
cattura per Tonna e Del Soldato e Bonici, i revisori Penca e Bianchi,
l'avvocato Zini, e i contabili, Bocchi e Pessina
Tutti accusati di associazione a delinquere e bancarotta
fraudolenta. Indagini anche sulla Bank of America
PARMA - Nuova
svolta nell'inchiesta sul crac della Parmalat. La guardia di finanza ha
arrestato otto, (uno è ancora all'estero), fra manager, revisori e consulenti esterni
che hanno lavorato con Calisto Tanzi (al quale è stato recapitato un altro
ordine di custodia in carcere) e che, secondo gli inquirenti, avrebbero
contribuito al fallimento del gruppo di Parma. Per tutti le accuse sono di
associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali
e, a vario titolo, diversi reati societari. Di fatto, sono gli uomini che
avrebbero creato il "sistema" di falsi necessario a distrarre
miliardi di euro dai conti della società parmense.
I mandati di cattura riguardano gli ex direttori finanziari Parmalat Fausto
Tonna e Luciano Del Soldato; Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi revisori della
Grant Thornton, l'avvocato Giampaolo Zini il cui studio è stato perquisito e
due contabili dell'azienda, interrogati nei giorni scorsi, Gianfranco Bocchi e
Claudio Pessina. L'ottavo è Giovanni Bonici, direttore Parmalat Venezuela che
si trova all'estero. Un altro mandato di cattura, il terzo, è stato invece
notificato a Calisto Tanzi nel carcere di San Vittore. Per il fondatore del
gruppo alimentare e Zini è scattata anche l'accusa di calunnia ai danni della
società
Lehman Brothers che li aveva denunciati per quanto dichiarato nei loro
interrogatori.
Lorenzo Penca ha aspettato nello studio del suo legale l'arrivo degli uomini
della Guardia di Finanza e, mentre veniva verbalizzato l'arresto, ha firmato
una lettera di dimissioni nella quale ha voluto rassicurare la stessa casa
madre, la Grant Thornton International, i partners, i dipendenti e i clienti
sulla "correttezza del comportamento dell'azienda nella gestione della
vicenda Parmalat" che si dice sicuro "sarà chiarita, con il pieno
riconoscimento della estraneità di Grant Thornton da comportamenti
illeciti".
Oltre agli ordini di custodia cautelare per le persone che secondo gli
inquirenti hanno aiutato Tanzi nella falsificazione di atti e documenti le
indagini proseguono anche su altri fronti. Questa mattina negli uffici della
procura è stato interrogato il presidente di San Paolo Imi Rainer Masera,
sentito come persona informata dei fatti. Masera, a quanto si è appreso, è stato
sentito dai pm e dagli investigatori della finanza sulla effettiva capacità
economica dell'imprenditore Luigi Antonio Manieri e sui suoi presunti contatti
con la banca nell'ipotizzato tentativo di salvataggio del gruppo Parmalat.
Il nome di Manieri era stato fatto dallo stesso Calisto Tanzi nel corso del
primo interrogatorio a Milano allorchè aveva sostenuto che era pronto un
'cavaliere bianco' con una disponibilità di 3,7 miliardi di euro per salvare la
Parmalat nei giorni immediatamente precedenti al crac. Sempre lo stesso Tanzi
aveva sostenuto che il salvataggio sarebbe avvenuto attraverso un'operazione
guidata dal San Paolo Imi. Manieri aveva poi smentito il suo interessamento
soprattutto da quando erano cominciate a uscire notizie sui guai del gruppo.
A Parma e Milano, intanto, sono arrivati anche gli ispettori della Sec, l'ente
di controllo della Borsa americana che hanno incontrato i magistrati. Anche gli
avvocati della Bank of America aspettano di parlare con la Procura di Parma che
sospetta compiacenze nella vicenda Parmalat da parte di alcuni funzionari
dell'istituto di credito.
Le indagini su Bank of America nascono dalla perquisizione effettuata l'altro
giorno dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della Gdf di Bologna
presso la Dpa di Collecchio, una società defilata del gruppo Parmalat che
secondo gli inquirenti potrebbe tenere le fila di tutta la liquidità del
gruppo. Presso la Dpa risultano depositate le "strutture contabili"
di tutte le aziende. Dopo la perquisizione sono stati portati via dalla Dpa
floppy disk, cd rom e documenti cartacei.
Nel frattempo gli inquirenti e gli investigatori
di Parma stanno avviando le rogatorie internazionali necessarie a proseguire
gli accertamenti su conti e funzionari di istituti di credito stranieri. Secondo
quanto è possibile apprendere, le rogatorie riguardano banche di Usa e
Sudamerica che avrebbero avuto relazioni con l'azienda di Collecchio. Nel
filone milanese delle indagini, invece, i magistrati stanno interrogando
Roberto Ferraris, uno dei direttori finanziari della Parmalat anch'egli sotto
indagine.
Intanto il difensore di Calisto Tanzi, Fabio Belloni riporta alcune
dichiarazioni del suo assistito. Tanzi, riferisce il legale, "si dice
assolutamente convinto che, con una procedura che blocchi il pagamento degli
interessi, la situazione si potrebbe risolvere". "Anche il suo
colloquiare con Bondi - ha aggiunto - è in funzione del salvataggio
dell'azienda: Tanzi chiede che cosa può fare, quali informazioni può
dare".
Secondo l'avvocato Belloni, inoltre, il presunto aggiotaggio di cui Tanzi è
accusato "non era in funzione di speculare, di gonfiare i titoli per
trarne profitto ma serviva per risolvere i problemi dell'azienda". Il
legale ha aggiunto che Tanzi "è soprattutto abbattuto, preoccupato"
per la sorte delle 36 mila persone che lavorano per Parmalat. "Se questo
tesoretto c'è - ha concluso - ma ritengo che non ci sia, sarà fatto rientrare
nelle casse dell'azienda".
Quanto a Calisto Tanzi saranno i professori Gaffuri e
Garbarini ad eseguire, a partire dal 2 gennaio prossimo, gli accertamenti
medici per stabilire se le sue condizioni di salute sono compatibili con la
detenzione in carcere. A nominarli è stato oggi il gip milanese Guido Piffer
che ha dato loro 15 giorni di tempo per completare la perizia. Solo all'esito
della loro risposta il gip deciderà sulla richiesta di arresti domiciliari
presentata già ieri sera dai difensori dell'ex proprietario di Parmalat.
La Repubblica 31 dicembre 2003