Parmalat, indagati Tanzi ed ex amministratori
«Bonlat è una delle tante manipolazioni di
bilancio»
Avvisi anche agli ex revisori. Il pm di Milano:
«Abbassata la soglia di punibilità, credono di poter fare quello che vogliono»
MILANO
- Ed ora per il caso Parmalat scatta l'azione penale. Alcuni nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Milano sulla vicenda Parmalat. Si tratta di ex amministratori e ex revisori del gruppo. Il primo nome venuto fuori è quello dell'ex presidente e patron del gruppo agroalimentare Calisto Tanzi, iscritto nel registro degli indagati per falso in bilancio Le ipotesi di reato per gli altri ingati sono false comunicazioni sociali, false comunicazioni dei revisori, aggiotaggio e truffa. Delle tre persone interrogate nella palazzina della sede della Polizia giudiziaria in via Umanitaria i due ex direttori finanziari, Alberto Ferraris e Luciano Del Soldato sono indagati, il consulente Gianpaolo Zini è sentito come teste.IL PARERE DEL PM DI MILANO - Per il procuratore aggiunto di Milano, Angelo Curto, responsabile del dipartimento sui reati finanziari, la situazione
del dissesto Parmalat, per quanto è di
competenza di Milano, è «piuttosto chiara» e «i
falsi sono evidenti». «Oltre al falso iniziale - ha commentato Curto
- ne stanno emergendo altri». Secondo Curto, «è una cosa palese e i falsi sono
evidenti». «Bonlat è una delle tante manipolazioni di bilancio» e i bilanci
della Bonlat «in genere non sono attendibili. Da
quando si è abbassata la soglia di punibilità per questi reati credono di poter
fare tutto quello che vogliono».
DOCUMENTI FALSI - Dagli interrogatori
delle persone sentite dai pm milanesi starebbe emergendo, da quanto si è
appreso, una totale falsità dei documenti relativi
all'esistenza dei 3,95 miliardi di euro che Bonlat vantava presso Bank of
America. Sarebbe emerso addirittura l'uso
dello scanner per riprodurre il logo della banca Usa, mentre
qualcuno, una decina di giorni fa, avrebbe distrutto parte dei documenti che si
sta cercando di recuperare dagli archivi informatici.
IL LAVORO DEI GIUDICI - Il magistrato ha
anche detto che attualmente intestatario del fascicolo è il solo pm Francesco Greco, ma è prevedibile che verrà
affiancato da altri magistrati. Sull'entità del buco Curto non vuole
sbilanciarsi. «Cifre io non ne faccio, non do i numeri. Non siamo al lotto», ha
detto con una battuta.
MONTI: «INTERVENTO GOVERNO SOLO CON COMMISSIONE UE»
- «Se il governo italiano vuole intervenire sul caso Parmalat lo deve fare in
stretta collaborazione con la Commissione europea». Lo ha detto Tilman Lueder,
portavoce del Commissario alla concorrenza Mario Monti,
rispondendo alle domande dei giornalisti su una possibile azione
dell'esecutivo italiano sul caso Parmalat. Il portavoce si è detto comunque
«fiducioso che tutte le parti interessate rispettino gli obblighi derivanti dai
trattati» precisando che «Bruxelles non ha preferenze sul tipo di aiuto che il
governo potrebbe mettere in campo».
SI' DI CASINI ALL'INDAGINE - Intanto Pier
Ferdinando Casini ha espresso il suo assenso allo svolgimento di un'indagine sui rapporti tra il sistema delle imprese e i
mercati finanziari da parte delle commissioni riunite della Camera Finanze e
Attività produttive. «Ciò che nel Parlamento sta a cuore a tutte le
forze politiche, di maggioranza e di opposizione è la necessità di definire le
forme più adeguate per proteggere i risparmiatori italiani», ha detto il
presidente della Camera
IN BORSA IL TITOLO VALE POCO PIU' DI ZERO Valgono ormai poco più di zero le azioni Parmalat. A Piazza
Affari, dove il titolo è in preapertura fino alle 17.35, le proposte di negoziazione inserite
dagli operatori fanno emergere un prezzo teorico di 0,1 euro con una calo di oltre il 66% rispetto a 0,3 euro della chiusura di
venerdì.
NESTLÉ E DIVELLA: «NON SIAMO INTERESSATI»
- Nestlé ha smentito
di avere interesse per
Parmalat. Un portavoce, contrariamente a quanto era stato riportato domenica
dalla stampa svizzera, ha negato che il gruppo alimentare sia un possibile
acquirente di Parmalat.
«No, non siamo interessati all'acquisto
di eventuali marchi del gruppo Parmalat», ha detto Vincenzo Divella. «Parmalat è un marchio eccezionale e
prestigioso, con buona risonanza sui mercati internazionali, ma è furi dal
nostro core business, e quindi, in caso di vendita non parteciperemo».
La Danone invece oppone un netto no comment alle domande in merito alla Parmalat.
BNL E ALLEVATORI - La Banca nazionale del lavoro (Bnl) è esposta verso
Parmalat per un rischio complessivo di circa 110
milioni di euro, ha detto il presidente della banca, Luigi Abete,
precisando che «il rischio è intorno ai 55 milioni di euro per Parmalat e
quello con le altre società del gruppo è per un importo equivalente». Abete ha
tuttavia sottolineato che il rischio effettivo per la banca romana «resta
nell'ambito delle due cifre», cioè sotto i 100 milioni.
Ammonterebbe a 120 milioni di euro l'esposizione
finanziaria dei soli allevatori italiani che conferiscono il latte
alla Parmalat. A fornire una prima stima è la Confagricoltura che ricorda che
sono circa 5 mila i produttori di latte che sono direttamente o
indirettamente interessati dalla crisi del gruppo emiliano. Le associazioni dei
produttori stanno cominciando a predisporre i decreti ingiuntivi nel caso non
fossero rispettate le prossime scadenze di pagamento.
23 dicembre 2003 - Corriere.it