Parmalat,
indagini serrate sul falso documento
Lunghe perquisizioni del pm Greco negli uffici di Grant
Thornton
Inquirenti a caccia del falsario: "C'è da restare sconcertati"
MILANO - Le indagini della procura milanese
sul caso Parmalat sono entrate subito nel vivo. Ieri sono arrivati presso la
Procura milanese i primi scatoloni pieni di carte sequestrate fin dal mattino
alle società che ha curato la revisione del bilancio della Parmalat, la Grant
Thornton, e quella di Parmalat Finanziaria, la Deloitte & Touche. Gli
inquirenti si concentrano sempre di più sul documento disconosciuto da Bank of
America per quei quasi quattro miliardi di euro mai esistiti. Un documento
definito ormai senza mezzi termini un "falso", ben realizzato, in
un'operazione finanziaria che a prima vista sembra così clamorosa da passare
per una tipica strategia "da pataccari".
Quella di ieri è stata una giornata campale per il pubblico ministero Francesco
Greco, che ha disposto e seguito personalmente, per lunghi tratti, la
perquisizione negli uffici della Grant Thornton, la società di revisione al
centro del giallo del documento che garantiva 3,95 miliardi di euro presso la
Bank of America e che la banca statunitense ha disconosciuto. Un presunto falso
che ha rivelato un buco da ottomila miliardi di vecchie lire. Se quel documento
fosse effettivamente falso, getterebbe una luce sospetta su buona parte della
documentazione relativa a Bonlat, società delle isole Cayman: estratti conto,
contratti e altro.
Il "rosso" potrebbe assumere dimensioni ben più consistenti.
Inquirenti e investigatori sarebbero perplessi sul fatto che una operazione di
questo genere sia stata portata al termine con la sola falsificazione del
documento, che, se contraffatto, lo è stato con notevole abilità: o un falsario
molto esperto o qualcuno che poteva disporre di documentazione originale di
Bank of America.
Ma c'è anche chi, in ambienti finanziari, rileva la coincidenza tra il
disconoscimento della banca statunitese e il riacquisto da parte di Parmalat,
per circa 400 milioni di dollari, del 18,18 per cento di Parmalat
Empreendimentos e Administracao, imposto da un'opzione put, la cui scadenza è
per lunedì 22 dicembre. La partecipazione di minoranza è in mano ai fondi Food
Holding e Dairy Holding, rappresentati proprio dall'istituto americano.
Per capire i contorni della vicenda, i militari della Guardia di Finanza sono
rimasti nei quattro piani della Grant Thornton per tutta la giornata. Ne sono
usciti con alcuni cartoni di documenti che ora saranno valutati attentamente
con l'aiuto del nuovo consiglio di amministrazione di Parmalat. Altro materiale
è stato fornito dalla società primaria di revisione, la Deloitte & Touche.
Nel pomeriggio di ieri è stato sentito Umberto Tracanella che aveva già avuto
un primo contatto con i pm milanesi. L'uomo che contribuì a risanare
Montedison, lasciando il quarto piano di Palazzo di giustizia di Milano, a
proposito dell'entità del "buco" e delle modalità con cui sarebbe
stato occultato ha detto: "Non credo che ci siano mai state situazioni
simili". Poi, si è augurato che Fausto Tonna, il ragioniere che conosce
tutti i segreti di Parmalat (la vera mente finanziaria, e introvabile da alcuni
giorni) si presenti agli inquirenti: "Sarebbe meglio per tutti, per
l'accertamento della verità".
Accanto a Tracanella c'era l'avvocato Marco De Luca, che assiste il cda,
integrato lunedì scorso con l'entrata di Enrico Bondi, nella ricostruzione
contabile delle caotiche vicende degli ultimi mesi. De Luca ha parlato di
"situazione difficile, che si sta valutando con tutta la calma del
caso".
La Procura di Milano procede per accertare le ipotesi di reato di false
comunicazioni sociali, false comunicazioni sociali ai revisori e dei revisori,
aggiotaggio, truffa aggravata. Ma si prevede che altri interrogatori ci saranno
nei prossimi giorni a ritmo serrato. I magistrati milanesi agiscono in stretto
contatto con i colleghi di Parma, e sempre ieri c'è stato un colloquio
telefonico tra il procuratore capo Manlio Minale e il suo omologo parmense,
Giovanni Panebianco.
Dal colloquio sarebbe emersa la decisione di far seguire agli inquirenti
milanesi le vicende riguardanti la società di revisione ed eventuali
irregolarità in Borsa, mentre la parte che riguarda più direttamente Parmalat
sarebbe analizzata dal pubblico ministero di Parma, Antonella Ioffredi, e dallo
stesso Panebianco (ma sarebbe in vista la creazione di un pool con consulenti
esterni). Da Panebianco, e dal suo pm, Enrico Bondi dovrebbe presentarsi già
lunedì, in concomitanza con la richiesta in Tribunale della amministrazione
controllata del colosso agro-alimentare.
La Repubblica 21 dicembre 2003